Autore: Martina 28 anni

Le giornate sono tutte uguali, ci stiamo abituando a una vita che non è la nostra, anzi non è adeguatamente definibile “vita” ma mera sopravvivenza.
Ci siamo visti privare dei nostri diritti e libertà fondamentali, in vista di un’esigenza di prevenzione e sicurezza che richiede sacrifici immensi, inediti e prolungati. Continua a essere postergato il momento in cui potremo tornare a riscoprire timidamente quella normalità che tanto abbiamo sottovalutato e che spesso ci lasciava insoddisfatti. Ora non desideriamo altro. Non abbiamo altre priorità, cerchiamo conforto e distrazioni in quel poco che abbiamo a disposizione, nel mio caso: allenamenti, studio, serie tv e cibo.

Ma quello di cui avremmo davvero bisogno sono i contatti umani da cui ci hanno strappato, distanti magari solo qualche km ma che nell’attuale stato che stiamo affrontando, risultano irraggiungibili.
Di contro la convivenza forzata, specie se prolungata per così tanto tempo, è inevitabilmente foriera di nervosismi e screzi quotidiani, spesso causati da minuzie. Sapere che molte persone soffrono come e più di noi non conforta, ma angoscia ulteriormente. Percepiamo l’ingiustizia della privazione delle abitudini ma sappiamo che rischiamo di essere apostrofati come egoisti ed ignoranti se osiamo manifestare il nostro disagio in modo inadeguato. Non facciamo che chiederci se si sarebbe potuto prevenire, limitare questa condizione inumana a poche settimane con interventi tempestivi, mirati ed incisivi. E probabilmente sì, sarebbe stato possibile ma comunque al di fuori delle nostre possibilità. Abbiamo tutti vissuto dei traumi, affrontato delle perdite, rinunciato a qualcosa, ma mai siamo stati costretti a piegarci a qualcosa del genere, così improvvisa, così mutevole e così micidiale. La mia esperienza è simile a tante altre, vivo nel limbo dell’attesa che venga ripristinato il concorso pubblico che stavo affrontando, mi sono adattata a una nuova quotidianità, non pienamente soddisfacente ma che mi permette di mantenermi fisicamente e mentalmente sana.
A parte le varie crisi familiari che affrontiamo ogni giorno, riesco a mantenere un bel rapporto con mia sorella minore, specie perché in qualche modo riusciamo a farci forza a vicenda.

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è photo-of-a-person-leaning-on-wooden-window-1510149-2400x1300.jpg

Negli ultimi giorni sto cercando di essere più ottimista, confidando nella speranza di poter riveder presto determinate persone e di potermi muovere un po’ più liberamente. In ogni caso, almeno per quanto mi riguarda, la quarantena mi ha brutalmente riconfermato quanto sia necessario l’affetto delle persone a cui tieni, specie quelle fisicamente distanti ma che riescono ad essere presenti in altri modi, strappandoti un sorriso nell’amarezza e nel disagio in cui altrimenti sprofonderesti. Questi individui sono un prezioso conforto e sostegno e ciò che più mi rende felice in questi giorni è pensare di aver reso, a mia volta e nei loro confronti, più sopportabile la condizione in cui versiamo.

Una delle prime storie di quarantena da Martina.
Contribuisci anche tu alla nostra iniziativa inviando la tua storia tramite l’apposita pagina o invia la una foto tramite l’apposita pagina.