Autore: Giuseppe Pulvirenti, 66 Anni

Ognuno di noi è testimone delle proprie esperienze e di quelle degli altri nel proprio vissuto. Nella mia carriera professionale di medico ospedaliero, lavorando anche in situazioni di emergenza urgenza, ho gestito condizioni critiche assistendo a dolore e sofferenza. Fino al 9 marzo 2020 ci si rendeva conto dei propri limiti e delle difficoltà e nei momenti di riposo si ironizzava cercando di sdrammatizzare il tutto. Dovevi lavorare a stretto contatto con malattie trasmissibili ma sapevi come difenderti e cosa fare. Oggi tutto ciò si è stravolto. Ci troviamo difronte ad un nemico molto forte e invisibile. Fino ad ora abbiamo poche armi. cerchiamo di proteggerci come possiamo ma si contano molte vittime tra il personale sanitario. Tutti siamo testimoni di una rivoluzione. Vediamo ,se pur in volti diversi , le stesse identiche sensazioni : paura, rabbia e sconforto nei casi in cui nonostante si sia dato il massimo , si è persa la battaglia. Sento anche i miei colleghi passare dallo sconforto alla gioia di aver “tirato fuori” un paziente ed entusiasmarsi per i progressi fatti nel capire e curare questa malattia. La parte più brutta nel mio lavoro è sempre stata quella di dover comunicare ai parenti le brutte notizie, il decesso di un loro caro. Immagino ora che non potranno vedere il loro caro, ne dargli l’ultimo saluto ne accompagnarlo all’ultima dimora. Bisogna anche considerare il dramma di una persona cosciente che si rende conto che peggiora e non può vedere e salutare i suoi affetti per l’ultima volta. Le uniche persone che lo potranno confortare saranno tutte quelle figure professionali che lo hanno curato e che hanno fatto di tutto per farlo uscire da quell’incubo. Di questo mostro tutti abbiamo pensato inizialmente : “Si trova in Cina” qua siamo al sicuro ! Invece come uno spettacolo di magia ci siamo ritrovati a dover affrontare un nemico invisibile di cui non sappiamo nulla . Lui sa i suoi limiti e i suoi effetti e vigliaccamente si nasconde dietro la nostra ingenuità , i nostri affetti più cari i nostri modi normali e istintivi di manifestare un sentimento , un abitudine . Ha sovvertito il nostro modo di vivere i rapporti sociali. A ciò si aggiunga la paura che si ammali un amico, una persona a cui tieni fortemente o che tu stesso possa essere contagiato o contagiare. Sono cambiati i rapporti nell’ambiente di lavoro, tutti distanti, quasi ci guardiamo con sospetto. Il tutto contornato da difficoltà strutturali e personali che impediscono il corretto svolgimento del lavoro. Penso a colleghi della Lombardia Piemonte ecc. in pensione rientrati in servizio per dare il proprio contributo,fregandosene dei pericoli del caso, e purtroppo qualcuno è rimasto sul campo di battaglia. Ritengo che in Sicilia siamo stati fortunati perché la pandemia non è stata tale da richiamare in servizio persino medici pensionati. In conclusione quello che è avvenuto e continua purtroppo a verificarsi servirà a comprendere Il valore della vita degli affetti, perso a mio avviso da tempo, l’eguaglianza e la solidarietà verso tutto e tutti e a farci avere un diverso rapporto con le cose e con la natura che ci circonda.

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